I lavori di restauro in corso a cura della Soprintendenza nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Caprarola
Data:
2 Luglio 2026
a cura di Barbara Conti
Nella chiesa di Santa Maria della Consolazione a Caprarola, sono ancora in itinere i lavori di restauro da parte della Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Interventi di restauro del portone, dei dipinti murali, dei dipinti su tela e degli stucchi. Seguiranno quelle delle cappelle di destra. Il finanziamento complessivo del Fec del Ministero dell’Interno è di 906.000 euro. Vedono come progettista il dott. Luca Vincenzo Pantone e la dott.ssa Luisa Caporossi, funzionaria storica dell’arte della Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, come Rup e direttore dei Lavori (DL). Lavori affidati alla ditta Consorzio Le Arti.
La chiesa di S. Maria della Consolazione. Edificata nel 1515, su di un prato di proprietà del Capitolo Lateranense, grazie ad una cospicua donazione da parte di Nicolò Mustobono e sua moglie Maria Grossi, originali di Caprarola; testimonianza del diritto di proprietà, è lo stemma pontificio in pietra posto al centro dell’architrave del portale con la scritta “Sacrosanctae Lateranensis Ecclesiae”. Quella originaria era molto semplice, a una sola navata con tetto a capanna, con le pareti decorate con storie relative alla vita della Madonna; semplice anche la facciata esterna, con un solo finestrone in alto ed un rustico portone d’ingresso.
Voluta del cardinale Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III e terminata nel 1526, la chiesa fu consacrata il 15 luglio del 1565, fu affidata ai frati francescani per i quali venne edificato un convento. La costruzione dell’edificio fu terminata il 24 settembre 1582 e consegnato agli Osservanti; la facciata principale della chiesa rimase sostanzialmente immutata, ma con l’aggiunta di due porte laterali. Tuttavia, dopo il passaggio al Regno d’Italia dei beni pontifici ed a seguito del decreto di soppressione del 1873, il convento venne abbandonato dai frati che, dopo alcuni anni, tornarono ad occupare una parte dello stesso, che rimase attivo fino al 1904. Per essere abbattuto poiché ritenuto pericolante, nel 1960.
Nel 1589 il cardinale Odoardo Farnese incaricò l’architetto Girolamo Rainaldi della realizzazione di nuove opere, tra cui l’esecuzione di un tempietto in legno dorato ad adornare l’altare centrale, realizzato tra il 1589-1590 in marmo policromo, posto su un presbiterio rialzato con balaustra e dedicato alla natività della Madonna.
I restauri. L’intervento di Rinaldi fu particolarmente rilevante. Non ristrutturò solo le otto cappelle laterali, ricche di stucchi dorati, separate da paraste binate ma, nel 1591, su incarico del cardinale Odoardo (1573-1626), realizzò un soffitto in legno scolpito a lacunari ornati da figure di santi in rilievo, rara testimonianza dell’arte francescana.
Successivamente seguirono altri restauri della Chiesa. Un primo generale avvenne nel 1965, sotto la direzione del dott. Jacopo Recupero. Poi nel 1976 quello dei due grandi armadi reliquari, costruiti nel 1735, in marcato stile barocco, situati in alto ai lati dell’altare maggiore. Tanto che attualmente la chiesa, lunga circa 38 metri e larga 18, si presenta in classico stile barocco.
Ancora, nel 1986 la chiesa fu di nuovo restaurata; mentre, tra il 2000 e il 2001, la sacrestia è stata oggetto di consolidamento e furono restaurati gli affreschi della volta.
La Chiesa, a una sola navata, presenta in tutto otto cappelle, quattro per lato, ricche di stucchi dorati, un coro situato dietro l’altare maggiore ed un’ampia sacrestia. Di notevole interesse sono il portale d’ingresso in pietra e il portone in legno, scolpito nel 1564, ad opera di Gaspare Giannelli di Ferrara, in legno intagliato con cherubini, gigli farnesiani, grottesche e dove vi si possono ammirare due scene dell’Annunciazione. Infine la torre campanaria, alta quasi 30 metri, con tre grandi campane.
E, come detto in apertura, giungiamo agli interventi di restauro più recenti.
Il restauro per ora interesserà quattro cappelle. Vediamole nel dettaglio.
Per cominciare quelle sulla destra sono: Cappella della Madonna della Provvidenza dove troviamo una tela, commissionata dalla famiglia Petti, raffigurante la Madonna con il Bambino in braccio al centro, con ai lati S. Silvestro e S. Bonaventura. Gli affreschi alle pareti raffigurano da un lato S. Michele Arcangelo e dall’altro Santa Lucia ed un’altra Santa martire, come riportato nel libro di PASSINI L. Caprarola, il Paese e la sua Storia (Roma 2002, pag. 183).
Poi c’è la Cappella dell’Immacolata Concezione. Donata da Antonio Moscheni da Bergamo, vi è un affresco circondato da angeli, fino ai primi del secolo scorso ricoperto da una tela, raffigurante l’Immacolata Concezione.
A seguire, quelle sulla sinistra. Innanzitutto la Cappella della Madonna della pietà; realizzata grazie alle elargizioni economiche dei Moscheni, qui vi si conserva una tela raffigurante la Madonna nell’atto di ricevere Gesù deposto dalla Croce. Poi, sulla parete destra, vi sono affreschi di S. Antonio Abate e di S. Benedetto da Norcia, mentre, su quella di sinistra, un altro di S. Pietro. All’interno dei pilastri sono dipinte Santa Lucia e Sant’Agnese e nella parte superiore il volto di Cristo. Nel 1938 la cappella subì un primo intervento di restauro per mano del pittore caprolatto Pasquali Agostino, che permise di recuperare gli affreschi.
E ancora la Cappella del Crocifisso: inizialmente dedicata a San Francesco e Madonna di Loreto, successivamente è stata denominata “del Crocifisso” da quando il Crocifisso in legno scolpito da padre Vincenzo Pietrosanti (1624-1694) da Bassiano (LT) andò a sostituire il quadro raffigurante S. Francesco, attribuito al bolognese Innocenzo Tacconi, attualmente nel Coro.
Tuttavia rappresentazioni di San Francesco restano sul lato destro della cappella nel dipinto di S. Francesco che riceve le stimmate e a sinistra in quello in cui sono inscenati i funerali dello stesso Santo.
Di certo è evidente la ricchezza sostanziale (quantitativa e qualitativa) del patrimonio che accoglie la Chiesa, il che dimostra la complessità di un intervento importante e ‘delicato’, che si sta mettendo in atto.
Al momento sono in corso i restauri delle tele di tutti gli altari e si è appena concluso il restauro del portone, solo l’inizio di un lungo intervento che riguarderà questo edificio di notevole valore sia dal punto di vista architettonico che decorativo.



Ultimo aggiornamento
2 Luglio 2026, 10:13
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale