Vulci – Una nuova scoperta nella necropoli della Polledrara: la Tomba della Camera di pietra
Data:
22 Settembre 2026
La campagna di scavo 2026 condotta nella necropoli della Polledrara, nel territorio dell’antica Vulci, ha portato alla scoperta di un eccezionale contesto funerario di età orientalizzante. Le ricerche, realizzate nell’ambito del progetto internazionale “Ritorno a Vulci“, hanno permesso di identificare il recinto circolare del cosiddetto Tumulo Gsell, già scoperto dall’École française de Rome nel 1889 ma mai completamente scavato, e di riportare alla luce una grande tomba monumentale all’interno del complesso funerario.

© foto di Ritorno a Vulci Project, 2026
Il progetto “Ritorno a Vulci” si configura come un esempio prezioso di collaborazione tra istituzioni italiane e straniere, coinvolte a diversi livelli nello studio, nella tutela e nella valorizzazione di Vulci.
Avviato nel 2023 su Concessione del Ministero della Cultura e diretto da Laura Maria Michetti, Alessandro Conti e Christian Mazet, riunisce un’équipe internazionale impegnata nello studio e nella valorizzazione delle necropoli sud-orientali dell’antica città etrusca di Vulci.
Il progetto coniuga ricerca sul campo, studio delle fonti d’archivio e dei materiali conservati nelle collezioni italiane e internazionali, con l’obiettivo di ricostruire la storia travagliata delle grandi scoperte dell’Ottocento e di restituire nuovi contesti alla conoscenza di Vulci.
Le ricerche si fondano su una collaborazione tra l’École française de Rome, il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma e il Department of Greece and Rome del British Museum, insieme alle istituzioni italiane competenti per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, la Direzione regionale Musei nazionali Lazio e la Fondazione Vulci.
“Ritorno a Vulci” è anche collegato alle attività sul patrimonio disperso condotte dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e al progetto “Vulci nel Mondo”, un database liberamente consultabile online (https://vulcinelmondo.com/) e in continuo incremento, che raccoglie in un museo virtuale tutti i reperti da Vulci disseminati nei musei del mondo.

© foto di Ritorno a Vulci Project, 2026
Il grande ambiente funerario nuovamente messo in luce, denominato “Tomba della Camera di pietra“, costituisce una scoperta di particolare rilievo per la conoscenza dell’aristocrazia vulcente della fine del VII secolo a.C., uno dei momenti di maggiore prosperità della città e di più intensa apertura verso il Mediterraneo.
Nonostante la tomba sia stata oggetto di ripetute attività clandestine nel corso del XX secolo, le indagini hanno rivelato una straordinaria conservazione delle sue strutture architettoniche interne. Le pareti di contenimento della camera principale, realizzate in blocchi di nenfro, testimoniano la monumentalità di un complesso scavato nei depositi naturali dell’antico corso del fiume Fiora.

© foto di Ritorno a Vulci Project, 2026
Nel corso dello scavo è stato possibile esplorare integralmente le tre camere funerarie della tomba. Nonostante le manomissioni subite nel corso dei secoli, numerosi materiali sono rimasti protetti sotto il crollo delle coperture e delle strutture delle camere, consentendo di recuperare contesti e deposizioni in situ di eccezionale interesse.
Il ricco insieme di materiali comprende ceramiche greche di produzione attica e corinzia, raffinati vasi locali in impasto decorato e bucchero, armi, elementi pertinenti a un carro, obeloi, lamine d’oro e di bronzo, elementi in osso e avorio lavorati e numerosi oggetti di ornamento e di abbigliamento personale, tra cui una rara calzatura femminile.
Di particolare importanza sono alcuni elementi rimasti intatti nelle camere laterali: fra questi, un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino, probabilmente proveniente dall’area di Naucrati o di Rodi, e un eccezionale servizio da banchetto nella rara classe locale della Polledrara Ware, composto da phialai, olpai, hydriai e dinoi con decorazioni policrome, alcuni ancora conservati nelle loro posizioni originarie, insieme a vasi in bucchero, una grattugia per la preparazione del vino e una rara grande coppa policroma del cosidetto “Wild Goat Style” ionico.

© foto di Ritorno a Vulci Project, 2026
La scoperta offre inoltre una straordinaria opportunità per rileggere alcuni dei più importanti contesti funerari vulcenti oggi conservati nei musei internazionali, a cominciare dalla celebre Tomba di Iside del British Museum, scoperta dai coniugi Bonaparte nel 1839 in un’area vicina al Tumulo Gsell.
Le significative analogie cronologiche e culturali tra i due complessi consentiranno di approfondire la conoscenza dei rituali funerari, delle produzioni artistiche e delle reti di scambio che caratterizzavano le élites di Vulci alla fine del VII secolo a.C.
Parallelamente alle attività di scavo, è proseguito lo studio dei materiali da recuperi e sequestri conservati presso il Museo Archeologico di Vulci, la cui valorizzazione contribuisce a ricostruire nella sua complessità il panorama materiale della necropoli della Polledrara.

© foto di Ritorno a Vulci Project, 2026
Al termine delle indagini, la tomba e il recinto del tumulo sono stati nuovamente ricoperti per garantirne la migliore conservazione. La ricerca proseguirà nel 2027 con una nuova campagna di scavo, cui seguiranno lo studio, la pubblicazione e la valorizzazione dei risultati.
Ultimo aggiornamento
22 Settembre 2026, 15:33
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale