Civitavecchia – Le Terme Taurine: oltre il restauro e i consolidamenti, un modello di rilancio culturale
Data:
7 Ottobre 2026
Venerdì 18 settembre a Civitavecchia presso il Complesso delle Terme Taurine sono stati presentati gli interventi di restauro realizzati dalla Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale dal 2024 al 2026 grazie a finanziamenti del PNRR. L’evento, realizzato in collaborazione fra la Soprintendenza e la Direzione Regionale Musei del Lazio (DRM Lazio), ha previsto anche una visita guidata.
La Soprintendenza, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), Componente 3 (M1C3) (Turismo e cultura 4.0), Intervento 4.3 – Progetto “CAPUT MUNDI”, Percorsi Giubilari 2025: dalla Roma pagana alla Roma cristiana, ha messo in atto un complesso progetto di recupero, fruizione, restauro, consolidamento e valorizzazione delle terme. Progetto che ha visto come RUP la funzionaria archeologa referente di zona, la dott.ssa Rossella Zaccagnini e come Direttore del Lavori (DL) l’arch. Gloria Galanti.
Il titolo dato all’evento ben ne delimita lo scopo, i connotati e la mission che richiamano la Missione del finanziamento: “Le Terme Taurine di Civitavecchia, oltre il restauro e i consolidamenti, un modello di rilancio culturale”.
L’obiettivo strategico. Quando è stata proposta la Missione M1C3 del PNRR, e nello specifico la linea di intervento “Caput Mundi”, non si è pensato solo a dei fondi per il restauro dei monumenti. La vera sfida era, ed è tuttora, cambiare il paradigma della fruizione culturale e turistica. L’obiettivo strategico era, infatti, trovare una risposta concreta alla diversificazione dell’offerta culturale per superare la congestione dei flussi sulla Capitale e contestualmente rispondere alla necessità di valorizzare l’immenso patrimonio artistico e archeologico, che esiste subito al di fuori.
È in questa precisa visione che la scelta delle Terme Taurine di Civitavecchia non rappresenta solo un intervento di restauro, ma si configura come un modello di recupero e rilancio culturale.
In primo luogo, emerge lo straordinario valore storico e culturale del sito. Le Terme Taurine non sono un’area archeologica comune: sono uno dei complessi termali di età romana più importanti della zona.
Le Terme Taurine non vanno immaginate semplicemente come “le terme costruite da Traiano fuori Civitavecchia”. È un complesso molto più antico, cresciuto per fasi, nato attorno a un paesaggio termale già importante prima della fondazione di Centumcellae e trasformato, in età imperiale, in qualcosa che va ben oltre un normale stabilimento termale e che si prolunga nei secoli, fino ad epoca tardo-antica, quando l’abbandono ha restituito il complesso al paesaggio naturale delle pendici dei monti della Tolfa.
L’area dialoga poi con altri importanti siti storici della zona, come il vicinissimo polo della Ficoncella Aquae Tauri, con cui costruisce un binomio unico ed eccezionale dal punto di vista storico.
In secondo luogo, consideriamo la potenzialità turistica e logistica del sito. Civitavecchia è, per antonomasia, il porto di Roma: il principale hub crocieristico d’Europa, una porta d’accesso attraversata ogni anno da milioni di passeggeri e viaggiatori.
Per decenni, questo enorme flusso ha vissuto la città e il territorio circostante come un semplice punto di transito rapido verso Roma. Intervenire sulle Terme Taurine significa, in continuità con quanto sta facendo il Comune (si ricorda ad esempio il progetto del Parco Termale e del rilancio del vicino casale dei Bagni), ma anche il Demanio con il Piano Città di Civitavecchia e il nostro stesso Ministero con la Direzione Regionale Musei e tutti gli interventi di valorizzazione e rilancio del Museo di Civitavecchia, significa dare valore aggiunto, una nuova visione e un assetto completamente rinnovato nei contenuti.
L’obiettivo, quindi, è creare un polo di attrazione alternativo immediato, accessibile e di altissimo profilo, intercettando sia il turismo internazionale sia quello che guarda fuori da Roma, al fine di proporre un’esperienza culturale d’eccellenza, offrendo una risposta alternativa concreta alla linea dei “Percorsi Giubilari” classici, come la Via Francigena.
L’intervento.
Restaurare le Terme Taurine ha significato intervenire su materiali molto diversi tra loro, tutti esposti per anni all’azione dell’acqua, della vegetazione, degli agenti atmosferici e, in alcuni casi, anche agli effetti di vecchi restauri ormai deteriorati.
Il lavoro è partito quindi da una lunga fase di pulitura e disinfezione. Vegetazione, depositi superficiali, muschi, licheni e altre forme di colonizzazione biologica sono stati progressivamente rimossi, permettendo di tornare a leggere le superfici e, soprattutto, di capire con maggiore precisione dove fosse necessario intervenire.
Dalla lettura delle superfici e dai rilievi ed analisi delle murature deriva una nuova e più approfondita conoscenza di almeno una parte del complesso, grazie anche a saggi di scavo, esplorazioni degli ambienti sotterranei, e rilievo diretto delle superfici murarie con lettura stratigrafica di esse. un lavoro complesso che ha coinvolto professionalità distinte ma che ha portato ad un risultato unitario di conoscenza e salvaguardia del sito.
Gli intonaci. Sugli intonaci il problema principale era rappresentato dai distacchi dal supporto murario, dalle fessurazioni e dalle vecchie stuccature non più efficaci. Le porzioni più fragili sono state consolidate e riaderite, mentre le stuccature deteriorate sono state sostituite con nuove malte compatibili. Anche il colore delle integrazioni è stato studiato attraverso prove eseguite direttamente in cantiere, in modo da accompagnare la lettura delle superfici senza confondere ciò che è antico con ciò che è stato restaurato.
Un capitolo particolarmente interessante ha riguardato i mosaici. Nell’apodyterium, dopo la rimozione delle protezioni e la pulitura, è emerso che il mosaico era stato completamente rimontato durante un precedente intervento moderno. Le tessere erano state collocate su un massetto in cemento armato che, con il tempo, si era degradato: la corrosione del ferro aveva provocato deformazioni, sollevamenti e cedimenti.
Per questo le tessere sono state rimosse e sostituite da una pavimentazione in cocciopesto, dopo che le indagini archeologiche hanno consentito di ricostruire la presenza di una rete di canali sottostanti il pavimento che attraversano strati di riporto antico, legati alle fasi di rialzamento di epoca traianea. Tracce di mosaici precedenti testimoniano come anche nella fase repubblicana questi ambienti presentassero pavimentazioni di pregio.
Diverso è stato l’intervento sul mosaico della vasca principale. In questo caso la superficie è stata mantenuta in opera e si è lavorato soprattutto sulla pulitura. Prima di estendere il trattamento sono state eseguite diverse prove, fino a individuare la soluzione più efficace per rimuovere le incrostazioni senza danneggiare le tessere. Il risultato è quello di riportare la struttura alla sua antica luminosità, amplificata dai rivestimenti in marmo delle pareti e appunto dalle pavimentazioni in mosaico.
I marmi. Lo stesso metodo, basato su prove progressive e interventi mirati, è stato utilizzato per i marmi, gli opus sectile, l’ara votiva e le vaschette del calidarium. Le superfici sono state pulite, gli elementi distaccati sono stati ricollocati quando possibile e le vecchie stuccature sono state sostituite.
La pavimentazione realizzata durante i restauri degli anni ‘30 e ‘40, ormai deteriorata, è stata quindi sostituita con una nuova in cocciopesto, che consente di restituire alla fruizione l’ambiente, ammirandolo in tutta la sua estensione. Anche in questo caso i marmi di rivestimento della vasca ed i lacerti di pavimentazioni marmoree sono stati puliti e ove necessario riadesi alle murature, restituendo almeno in parte l’aspetto estremamente curato e lussuoso di questo ambiente.
L’obiettivo del restauro non è stato quello di rendere le Terme “nuove”, ma di conservarne meglio i materiali, renderli più leggibili e proteggerli nel tempo, lasciando che siano proprio le superfici antiche a raccontare la storia del complesso.
Il restauro, la messa in sicurezza e il consolidamento delle strutture. Accanto al restauro delle superfici, una parte importante dell’intervento ha riguardato la sicurezza e il consolidamento delle strutture. Il quadro era molto articolato: erano presenti fessure anche passanti nelle murature, pareti interrotte o parzialmente inclinate, archi e volte lesionati e punti in cui le diverse parti delle murature avevano progressivamente perso il loro collegamento.
Si è scelto quindi un approccio puntuale, intervenendo soprattutto dove era necessario ristabilire la continuità e la collaborazione tra gli elementi esistenti. Le fessure principali sono state sigillate e iniettate con malte a base di calce e, dove necessario, ricucite mediante barre in acciaio inox. In corrispondenza di alcuni spigoli e delle sommità murarie sono stati inseriti sistemi di collegamento e rinforzi in fibra di vetro, successivamente protetti con nuove copertine archeologiche. Gli archi più fragili sono stati consolidati integrando soltanto le parti necessarie, con materiali compatibili con quelli esistenti.
Le volte. Un’attenzione particolare è stata dedicata alle volte. Nei settori interessati da fessurazioni sono state realizzate cuciture e inserite catene in acciaio inox, in grado di contrastare le spinte e limitare l’apertura delle lesioni. Laddove precedenti interventi moderni avevano lasciato armature metalliche esposte e ossidate, invece, si è proceduto anche alla loro protezione. L’obiettivo non è stato quello di irrigidire indiscriminatamente il monumento, ma di aiutare le parti più deboli a lavorare nuovamente insieme a quelle meglio conservate.
Le colonne. Particolarmente delicato è stato anche il tema delle colonne. Per gli elementi più vulnerabili è stato adottato un sistema di sottili tiranti in trefoli d’acciaio, disposti in coppie, ancorati alla base e leggermente inclinati. Una soluzione che consente di aumentare la sicurezza delle colonne limitando al massimo l’impatto visivo e mantenendo libera la percezione dello spazio archeologico.
L’accessibilità. Il consolidamento è stato inoltre strettamente legato al tema dell’accessibilità. Nell’area immediatamente adiacente alle colonne, una soletta in cemento armato di recente realizzazione è stata sostituita con una nuova struttura su lamiera grecata, appoggiata su elementi in pietra e dimensionata per sostenere una nuova passerella di visita. La passerella rispetta le quote del complesso e permette di attraversare questa parte delle Terme anche ai visitatori con difficoltà di deambulazione, trasformando un intervento strutturale in uno strumento concreto di fruizione del sito.
Considerazioni finali. “Nel loro insieme, questi interventi hanno quindi cercato di tenere insieme esigenze diverse: mettere in sicurezza le strutture, conservare il più possibile la materia antica, ridurre la visibilità delle nuove opere e, allo stesso tempo, rendere il complesso più facilmente accessibile e visitabile”, commentano le funzionarie referenti.
“Come Soprintendenza, pertanto, l’impegno scientifico e operativo su questo cantiere – sottolineano -non si è limitato alla fondamentale salvaguardia strutturale, al restauro conservativo delle antiche murature o alla protezione delle coperture. Il nostro vero traguardo è stato la restituzione del sito per trasformare le Terme Taurine in un’infrastruttura culturale del futuro: un parco archeologico integrato al Museo, dove la ritrovata accessibilità fisica dei luoghi si coniugherà a nuovi percorsi di fruizione e visita”.
“In conclusione, la scelta di investire sulle Terme Taurine – aggiunge il soprintendente, arch. Margherita Eichberg – dimostra che quando le istituzioni operano con una visione territoriale integrata, il PNRR cessa di essere solo una serie di voci di bilancio e diventa un volano di sviluppo economico e culturale sostenibile. Delocalizzare i flussi non significa allontanare i visitatori dalla storia, ma portarli a scoprire dove la storia ha radici altrettanto profonde. E le Terme Taurine, nella loro rinnovata veste, sono pronte a dimostrarlo a cittadini, pellegrini e turisti”.


Ultimo aggiornamento
7 Ottobre 2026, 12:21
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale