Giornata Mondiale della Poesia: i versi di Vincenzo Cardarelli per la Civita di Tarquinia
Data:
26 Marzo 2026
a cura di Barbara Conti
21 MARZO, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA. Poesia, ispirazione e memoria nei versi di Vincenzo Cardarelli per la Civita di Tarquinia
Nel 1999 è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO la Giornata mondiale della poesia fissata per il 21 marzo di ogni anno. La Giornata, nata al fine di promuovere, valorizzare e riconoscere la poesia come la forma espressiva e di creatività quella che, fra tutte, ha più capacità di infondere il dialogo, mettere in interconnessione e soprattutto custodire la memoria.
Nelle parole di Giovanni Puglisi, già Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco “nelle sfide che la comunicazione e la cultura attraversano alla fine del ‘900, tra le diverse forme di espressione, ogni società umana fa riferimento all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica”.
Vogliamo rendere omaggio a tale Giornata con i versi del poeta tarquiniese Vinceno Cardarelli.
“Ispirazione per me è indifferenza.
Poesia: salute e impassibilità.
Arte di tacere.
Come la tragedia è l’arte di mascherarsi”.
Poiché di recente Tarquinia è stata tra le dieci candidate finaliste a Capitale italiana della Cultura con il dossier “la Cultura è volo”, partiamo da due suoi versi.
La poesia come fonte di speranza, quando dice “La speranza è nell’opera” e poi il verso più emblematico che richiama il titolo del progetto per la candidatura, quando afferma in “Gabbiani” di sentirsi appunto come un gabbiano, “in perpetuo volo”, mentre “sfiora la vita” (concetto enfatizzato da quel “Io annego nel tempo” di “Alla deriva”). Sembra di sentire i versi di Leopardi “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Ma è “Arabesco” quella che descrivere meglio lo scenario che si apriva all’orizzonte davanti ai suoi occhi: il paesaggio tarquiniese che tanto amò. Al punto che, fra le sue volontà nel testamento chiese di essere seppellito nel cimitero di Tarquinia di fronte alla Civita etrusca. La Civita fu per lui “un faro”, lo folgorò e lo ispirò. Fonte di ispirazione, trova l’eternità e il senso in questi ritorni, nei ricordi (che a volte crede illusori), nelle evocazioni di quei luoghi d’infanzia vissuti e rivissuti. “Ariose nostalgie”, che fanno riaffiorare ed evocano il passato, facendosi memoria. “Belli orizzonti” che:
“E mutano rapidamente,
se non fosse il sagace inganno
che si consuma nella mia memoria
a riserbarmene il senso”!
L’eternità nella mutevolezza di un fascino senza tempo, intramontabile, pur nel sole all’orizzonte che tramonta. Questa è Tarquinia. Questa è la poesia. Questa è l’arte. Questa la memoria.

Tarquinia – Tumulo della Regina
per gentile concessione del dott. Alessandro Mandolesi
Ultimo aggiornamento
26 Marzo 2026, 09:52
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