Il geoportale nazionale per l’archeologia: riflessione condivisa sulle future linee di indirizzo
Data:
18 Marzo 2026
A cura di Barbara Conti
Il futuro dell’archeologia passa per la transizione digitale
Lo scorso 26 febbraio la soprintendente per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, arch. Margherita Eichberg, ha partecipato con alcuni funzionari archeologi competenti in materia, all’incontro “Il geoportale nazionale per l’archeologia: riflessione condivisa sulle future linee di indirizzo”.
Alla conferenza sono intervenuti anche il capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale (DIT), dott. Luigi La Rocca; la dirigente del Servizio II, dott.ssa Teresa Elena Cinquantaquattro; il direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia, dott.ssa Mirella Serlorenzi.
Come spiegato dal Capo Dipartimento, lo scenario nei Beni Culturali sta cambiando. L’archeologia incontra l’architettura, perché in essa confluiscono al contempo la tutela, la valorizzazione, la ricerca, il recupero e il restauro; e persino la promozione.
Vi è sempre più una maggiore conoscenza e protezione dei beni, della loro valorizzazione e della comunicazione e promozione del loro valore culturale e sociale (pensiamo ad esempio alle visite guidate ai cantieri ‘aperti’); un sempre più puntuale affinamento degli approcci metodologici di stampo scientifico e della ricerca che vengono dalle attività di cantiere.
L’archeologo diventa progettista di un nuovo tipo di archeologia: la cosiddetta “archeologia urbanistica”. Non più solo e soltanto quella preventiva o di prossimità legata alla valorizzazione del patrimonio locale del territorio; ma l’archeologia diventa strumento per ridisegnare e ri-configurare l’ordine e l’assetto d’intere città.
L’archeologia si inserisce a pieno regime nell’ambito della rigenerazione urbana e delle grandi opere infrastrutturali delle grandi città. Diventa elemento portante nella trasformazione urbana e del territorio, persino della pianificazione paesaggistica, in quanto elemento fondamentale in grado di modificare l’orientamento dei progetti, l’assetto della progettazione delle trasformazioni urbane. È il caso della metro C a Roma.
Perciò c’è stato bisogno di un aggiornamento persino delle linee guida e di fissare degli standard univoci, per creare banche dati open source. Superati gli standard del 2022, si è potuti giungere a vere e proprie banche dati federate (come Template GNA, SITAR, RAPTOR e ArcheoDB). Un traguardo se si pensa che prima non esisteva neppure una mappatura dei beni archeologici delle Soprintendenze.
Per una raccolta, un’archiviazione e una catalogazione dei dati non asettica, ma che vuole alzare il livello soprattutto qualitativo del materiale e delle informazioni fornite (oltre che della quantità).
A tale proposito bisogna distinguere tra i vari tipi di dati: dati “indiziari” (indagini geofisiche, fotointerpretazioni, segnalazioni, toponomastica), dati semi-certi (di archivio e bibliografici, non verificati sul campo) e certi (quelli acquisiti sul campo).
Questo si è reso necessario dallo sviluppo delle tecniche diagnostiche, e dall’aumento delle concessioni di scavo rilasciate, arrivate in totale a circa oltre 300 su tutto il territorio nazionale.
Ricerca dunque. Ma non solo. Si è andati oltre. Dall’altro lato, infatti, si è resa necessaria la formazione; tanto che per il 2026 (in linea con gli obblighi formativi della Direttiva Zangrillo) è stato attivato un corso specifico Dicolab sul GNA: “il Geoportale nazionale dell’Archeologia: evoluzione, strumenti e finalità”.
Si sta, infatti, procedendo alla digitalizzazione dei provvedimenti di vincolo, per un ‘salto’ qualitativo oltre che quantitativo, come ha spiegato la dott.ssa Laura Moro, coordinatrice del progetto.
Questo rientra nell’ambito dell’intervento PNRR M1C3 1.1 “Strategie e piattaforme digitali per il patrimonio culturale”, che prevede attività di digitalizzazione anche tridimensionale dei beni culturali mobili e immobili attraverso i modelli HBIM (Heritage Building Information Modeling): rappresentazioni digitali 3D intelligenti di edifici storici ed esistenti, che integrano rilievi metrici (laser scanner/fotogrammetria) con dati storici, materiali e di degrado.
Questo drastico cambiamento innovativo di “transizione digitale”, ai sensi degli artt. 41 c.1 let g) e 43 del D.Lgs. 36/2023, si è reso indispensabile perchè, a partire dal 1° gennaio del 2025, è diventato obbligatorio applicare la metodologia BIM per le gare d’appalto con importo superiore a 1 milione di euro, con l’unica eccezione per le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Questo permette anche di fare sia una mappatura che uno storico del dato d’origine e di fatto successivo dell’evoluzione dello status quo di un immobile. Con il coordinamento della Direzione generale ABAP – come spiegato nel RAPPORTO DI MISSIONE 2025 – le Soprintendenze territoriali hanno già censito e consegnato numerosi modelli digitali prodotti negli anni. Si tratta di rilievi laser scanner, fotogrammetrie, orto-foto, elaborati CAD, documentazione tecnica e file in formati proprietari. Questi asset vengono attualmente esaminati, normalizzati e integrati nell’infrastruttura nazionale, costituendo un archivio digitale fondamentale per ricostruire stati passati, condurre confronti temporali, supportare indagini storico-critiche; oltre che per orientare e indirizzare future strategie di conservazione e manutenzione.
Per garantire rigore metodologico, con la Circolare DG ABAP n. 37 del 3 settembre 2024 è stato costituito un gruppo di lavoro dedicato alla digitalizzazione tridimensionale. Il gruppo coinvolge attualmente 79 funzionari provenienti dalle Soprintendenze territoriali. Il coordinamento e la supervisione sono assicurati attraverso incontri periodici tra il Servizio II, il Servizio III, la Digital Library e Iception S.r.l., spin-off dell’Università di Ferrara incaricato di redigere le Linee Guida.
E poi, si sta provvedendo anche all’informatizzazione degli attestati di libera circolazione, come ha spiegato la Dirigente delServizio IV della DG ABAP, dott.ssa Stefania Bisaglia.
Per quanto riguarda il Servizio II vi è in programma l’aggiornamento dell’elenco dei beni in consegna alle Soprintendenze.
A cui c’è da aggiungere la revisione delle tabelle di valutazione dei reperti nei Premi di rinvenimento.
Ma a questo punto si rende necessario un ultimo passaggio fondamentale: dopo la raccolta e la catalogazione dei dati, la loro comunicazione, informare per educare; renderli noti al pubblico per sensibilizzare e formare una nuova nozione, concezione e mentalità dell’Archeologia.
Ed è per questo e da qui che è nato, con circolare del 19 maggio del 1989 Il Bollettino di Archeologia. Poi integrazioni e specifiche in merito sono venute con la circolare n. 35 della DG Abap del 17 settembre del 2018 (che individuava nel direttore dell’ICA il coordinatore scientifico della rivista) e dalla circolare n. 46 del 10 novembre del 2022 (che invita a nominare un referente della raccolta dati). Venendo infine ai giorni nostri, un ulteriore passo in avanti nell’ambito di valorizzare l’attività di ricerca svolta dalle Soprintendenze, ma anche per condividere idee e strategie, è l’ulteriore ridefinizione delle linee editoriali del Bollettino di Archeologia Online (BAO) per farne (sempre sulla base delle medesime circolari DG ABAP, n. 35 del 17 settembre 2018 e n. 46 del 10 novembre 2022), un vero e proprio “Notiziario delle Soprintendenze”: una sorta di rassegna archeologica a scadenza annuale, con uscita prevista per ogni dicembre. La raccolta di dati e informazioni avverrà entro settembre. Quest’anno si vuole partire con contributi dedicati specifici ai progetti realizzati con i finanziamenti PNRR.
E il salto arriva con la programmazione e l’adeguamento nel 2026 della rivista agli standard della classe A attraverso la creazione di un Comitato Scientifico internazionale, costituito da dirigenti del MIC e da docenti universitari di archeologia italiani e stranieri; con la collaborazione di corrispondenti che forniscano contributi, sia interni al MIC che gli stessi docenti di archeologia italiani e stranieri; infine con la costituzione di un Comitato di redazione che valuti la qualità e la congruità di tali contributi.
Dalla teoria alla pratica, durante l’incontro del 26 si sono riportati gli esempi delle Soprintendenze, con le Carte archeologiche di Fano e di Pesaro.
Oltre che con l’esperienza pratica recente portata dal Capo Dipartimento La Rocca: quello di TourismA, il Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, in programma dal 27 febbraio al 1° marzo 2026 al Palazzo dei Congressi di Firenze, dove si è parlato anche di Vulci.
Ora l’appuntamento è con un evento inedito, ma emblematico: per la prima volta a fine marzo l’ICA (l’Istituto Centrale per l’Archeologia) ospiterà il Forum dei referenti internazionali delle Giornate Europee dell’Archeologia (12, 13 e 14 giugno 2026) promosse dall’Institut national de recherches archéologiques préventives (INRAP) del Ministero della Cultura francese. GEA che quest’anno avranno come tema unitario quello dei “cantieri aperti”.
Ultimo aggiornamento
18 Marzo 2026, 08:21
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale