Tutela del paesaggio agrario della Maremma meridionale: i vincoli della soprintendenza
Data:
7 Ottobre 2026
a cura di Barbara Conti
“La tutela del paesaggio agrario nella Maremma meridionale laziale, tra vincoli archeologici e testimonianza del latifondo produttivo e della sua parcellizzazione”. Questo il titolo della conferenza a cui ha partecipato il soprintendente, arch. Margherita Eichberg, il 18 settembre scorso. Il motivo è chiaro: nel titolo scelto per l’evento vi sono tutte le parole chiave che caratterizzano l’azione della Soprintendenza: tutela, difesa del paesaggio, e salvaguardia del patrimonio culturale nel senso più ampio del termine (storico, archeologico, architettonico-monumentale) e nel suo contesto.
In questa chiave di lettura si possono inserire i paesaggi delle colture tipiche, dalla castagna all’olivo alla nocciola al grano, e infine alla canapa, al lino, alla lavanda.
L’evento, organizzato dal Polo Museale Civico del Comune di Santa Marinella con il GATC–Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, si è tenuto presso il Museo del Mare e della Navigazione Antica, al Castello di Santa Severa. Rientra nel calendario di conferenze “Cose, Genti e Paesaggi del Mondo Antico, XXVI edizione, Giugno – Settembre 2026”. La prossima sarà il 25 settembre e tratterà “Vulci, Cerveteri, Veio: il progetto della Sapienza sul patrimonio archeologico disperso delle città d’Etruria”.
Nel suo intervento il soprintendente ha iniziato mettendo a confronto la Maremma laziale meridionale con quella toscana, confinanti. Il nome di Maremma deriva da Marittima, denominazione chiaramente riferentesi alle zone costiere e di mare e alla loro conformazione a tratti paludosa sanata nei secoli lasciandone il ricordo in alcune specifiche zone quali la Torre Flavia a Ladispoli. E le stesse Saline di Tarquinia documentano un uso produttivo della conformazione della costa.
Il soprintendente non ha mancato di evidenziare quanto le trasformazioni dei territori e il loro sviluppo debbano essere coerenti con i loro valori paesaggistici (così recita il codice dei BBCC). Parlare di tutela del paesaggio agrario della Maremma altolaziale significa tutelare beni archeologici, visibili o presenti sotto la superficie. Ma anche beni architettonici, come ruderi di castelli o torri.
L’apposizione di vincoli nel paesaggio agrario, inoltre, porta con sé le tutele ambientali del tratto di territorio al quale si applicano. Significa sventare il rischio che proliferino discariche, come è avvenuto con il vasto vincolo apposto in comune di Fiumicino dalla dott.ssa Rossella Zaccagnini e dall’arch. Maria Giovanna Mastrorilli. Mentre dal punto di vista paesaggistico, significa evitare che prendano vita enormi impianti fotovoltaici, come quello di Pian d’Arcione a Tuscania, tra Tarquinia e Montalto di Castro, ridotto nella sua vasta estensione solo alla comparsa di beni archeologici nelle operazioni di scavo preventivo.
Un tempo le tutela paesaggistiche erano meno vaste. Ci si limitava a tutelare le coste mentre le campagne retrostanti si tutelavano da sole, con il latifondo agrario. Ma proprio per le minacce sopra elencate si è reso necessario estendere le tutele alle aste zone dell’entroterra che conservavo i resti delle antiche civiltà d’Etruria, dell’incastellamento, dei nuclei aziendali storici delle tenute gentilizie ed ecclesiastiche, dell’appoderamento otto-novecentesco.
Alle tutela dei beni archeologici resa possibile con i vincoli paesaggistici, vanno ad aggiungersi le zone M del decreto Galasso, graficizzate nel piano paesaggistico regionale. Sulle zone umide c’è la tutela voluta dalla Convenzione di Ramsar o Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale, il primo vero trattato intergovernativo sulla conservazione e la gestione degli ecosistemi naturali.
Nel descrivere il territorio tutelato dai vincoli paesaggistici più recenti nella parte di territorio più prossimo a Roma, il soprintendente ha ricordato la presenza di borghi come quello di Tragliata e Tragliatella, e dei numerosi ruderi quali Castel Campanile e le torri.
Negli anni più recenti la Soprintendenza ha tutelato dal punto di vista paesaggistico ampi tratti di paesaggio agrario tra quelli costieri e quelli più interni. A quelli “storici” che interessano l’agro vulcente e l’agro ceretano, si è aggiunto Fiumicino, la Valle dell’Arrone, la Caldera di Latera, quest’ultimo su invito dell’on. Vittorio Sgarbi. Si tratta, in questi ultimi casi, di paesaggi agricoli ben conservati. Gli agricoltori sono da sempre gli “architetti del paesaggio”, giardinieri del territorio.
Il direttore del Polo Museale Civico di Santa Marinella, l’archeologo Flavio Enei, nella sua introduzione ha voluto evidenziare l’impegno e il supporto della Soprintendenza, nelle persone della Soprintendente arch. Eichberg e della dott.ssa Zaccagnini, che si sono attivate per il rinnovo della concessione di scavo su Castrum Novum, che il comune conduce con università straniere.
La tutela è un’azione complessa – ha chiuso il soprintendente – che deve coinvolgere cittadini e istituzioni (Comuni, Regione, Ministeri). Le recenti regolamentazioni delle rinnovabili con la mappatura delle aree idonee fanno però salve le domande presentate al MASE entro novembre 2025. A fronte di queste, numerose, richieste in istruttoria, restano solo le tutele ministeriali a difendere i paesaggi agrari della Maremma laziale.
Ultimo aggiornamento
7 Ottobre 2026, 12:51
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale