Candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura 2033
Data:
18 Marzo 2026
A cura di Barbara Conti
Coesione la parola chiave per valorizzare tutte le potenzialità della città
Una Governance dialogante, progressiva, adattativa e aperta al privato. Questa la ricetta per disegnare una candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura per il 2033 vincente. Forte la sinergia fra le istituzioni, che hanno presentato la candidatura della città nella sala delle Colonne di Palazzo dei Priori. Capofila il Comune, ma non solo. Unanime comunque il grido che, anche se non si otterrà la vittoria, il risultato sarà comunque prestigioso, perchè tutta la strutturazione che c’è dietro questa progettualità (che parte con sette anni di anticipo) porterà Il doppio del ritorno in termini economici dei fondi investiti in partenza e soprattutto una crescita finale della e per la Tuscia, che lancerà il suo brand all’estero.
Ed a proposito di primi passi percorsi, il tragitto parte da lontano, coi primordi i cui step sono stati in primis il tentativo della Provincia di creare un Parco archeologico; progetto naufragato che costituisce una sorta di precedente di quest’altro tutto ancora da scrivere di Viterbo di diventare Capitale europea della Cultura; di cui, fra l’altro, aveva già cominciato a parlare al Festival dell’economia della Cultura il presidente del Consiglio regionale Antonio Aurigemma (FdI).
Le cifre enormi fornite e i numeri rendono conto della portata e del valore della sfida. Ma ancor più importante è incentrare l’attenzione sul fatto che con questa candidatura Viterbo deve diventare la protagonista e il soggetto principale di un progetto che costituisca un contenitore dentro cui valorizzare i monumenti e le bellezze della città e tutte le sue potenzialità.
In questo hanno fatto scuola e rappresentano un esempio la precedente candidatura di Matera a capitale della Cultura, presa ad esempio.
Per superare la selezione, la parola chiave che ci si pone è coesione. Per riprendere la massima di Italo Calvino: “il valore della città non è nelle sue cosiddette sette meraviglie, ma nella risposta che dà” e che sa dare ai cittadini soprattutto.
E di sette meraviglie Viterbo ne ha molteplici. Tutte da valorizzare, salvaguardare e promuovere.
Qui entra in gioco il ruolo della Soprintendenza. Alla conferenza di presentazione è intervenuta anche la soprintendente per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, arch. Margherita Eichberg, che nel suo intervento ha sottolineato come la Soprintendenza non può che sostenere con convinzione, fermezza e impegno questo progetto, perché la missione dell’Ufficio è la tutela e nel territorio della Tuscia e dell’Etruria di beni culturali da tutelare ve ne sono tanti, non solo archeologici (come nell’area di Norchia, Ferento o Acquarossa), ma anche altri beni monumentali, architettonici (come la Chiesa di San Francesco ad esempio) e storico-artistici. A tal proposito la dirigente ha promesso che molti restauri importanti già attivati saranno conclusi per il 2033.
L’arch. Eichberg non ha mancato di ricordare come solo da poco il Consiglio superiore dei Beni culturali abbia approvato lo stanziamento di fondi destinati al patrimonio storico della provincia di Viterbo. Si tratta di un finanziamento complessivo di circa 1.897.000 euro, ripartiti nel triennio 2025/2027, volti a “riqualificare edifici di pregio”. A comunicarlo lo stesso deputato Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici.

Inoltre non ha mancato di rimarcare come la tutela sia attuata con varie misure: sia con l’apposizione di vincoli, anche in zone demaniali, come la dichiarazione di notevole Interesse culturale, denominata “Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto” adottata con D.M. del 25 luglio 2019; poi con l’esercizio di prelazioni (come per la zona Le Murelle a Montalto di Castro).
Tutela, ma anche ricerca, con le numerose concessioni di scavo rilasciate e le collaborazioni con vari istituti universitari stranieri (a Vulci o Castrum Novum) ad esempio.
Infine attenzione anche tramite una migliore gestione e fruizione delle aree, dei siti e dei monumenti anche grazie alla collaborazione pubblico-privato, con le associazioni e con le amministrazioni.
Un esempio – ha ricordato e proseguito la dirigente – sono i lavori a Santa Maria in Gradi, oggi sede dell’Università degli Studi della Tuscia.
Ed a proposito di “gestione”, la soprintendente ha evidenziato come si leghi anche all’innovazione. Occorre passare da una dimensione di azione in stato emergenziale in somma urgenza, ad uno di prevenzione e contrasto del rischio. Ed è per questo che è stato istituto, come ha ricordato, un istituto ad autonomia speciale con sede a Roma afferente al DIT (Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale): l’Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI). Innovazione tecnologica e progettazione di sistemi informativi avanzati, cooperazione fra istituti di ricerca e università a livello internazionale, i suoi principi cardine, per arrivare persino ad aggiornare la Carta del rischio del patrimonio culturale.
Ed in tema di mappatura dei beni culturali, di catalogazione, di dati, di strumenti scientifici professionali, il rimando allo GNA (Geoportale Nazionale dell’Archeologia) è inevitabile. E quanto mai attuale. Fra gli altri impegni recenti a cui è intervenuta la Soprintendente Eichberg con alcuni funzionari, è stato un incontro per definire le linee guida in materia di ricerca archeologica e dello sviluppo e dell’aggiornamento del GNA.
Si è parlato di tutela, di archeologia preventiva e di cantieri aperti. L’evento, però, è importante perché sarà propedeutico per introdurre già le Giornate Europee dell’Archeologia (GEA) del 12, 13 e 14 giugno prossimi. Promosse dall’Institut national de recherches archéologiques préventives (INRAP) del Ministero della Cultura francese, l’inizia fa seguito ad un altro importante e inedito appuntamento: il Forum, alla fine di marzo, dei referenti internazionali delle GEA, ospitato per la prima volta dall’ICA (Istituto Centrale per l’Archeologia). Una panoramica effettuata dall’arch. Eichberg, che ben rende il concetto del ‘fare rete’.
Un ulteriore slancio – prosegue in conclusione – anche per Viterbo potrà venire dalla realizzazione e concretizzazione del cosiddetto Borgo della Cultura, dal recupero, restauro, ristrutturazione e valorizzazione della struttura dell’ex Ospedale Grande degli Infermi, che accoglierà la Soprintendenza, l’Archivio di Stato, la Casa del pellegrino e per studenti, con spazi di co-working anche per ricercatori, esperti e addetti ai i lavori.
Unendosi al coro unanime di vedere già una vittoria nell’adesione a un progetto di ristrutturazione e riqualificazione di una città così complessa, ma così bella e peculiare come Viterbo, l’arch. Eichberg ha garantito che il sostegno e il supporto della Soprintendenza saranno massimi.
Nata dunque già sotto i migliori auspici, la candidatura di Viterbo a Capitale europea della cultura richiama non solo quella di Matera, ma anche quella di Tarquinia a capitale italiana della Cultura per il 2028 con La cultura è volo”, un progetto già avviato dal 2022.
E la prima firma sulla candidatura di Viterbo a capitale europea della Cultura è stata già apposta con la sottoscrizione del Protocollo di Intesa, che prevede in primis la costituzione di un Comitato Promotore che sostenga la Candidatura ad ECOC ( European Capitals of Culture) 2033 a livello istituzionale.
Una sigla quasi sulla promozione della cultura made in Etruria, che mette sempre più Viterbo al centro dell’Europa, inserendola nel circuito europeo a pieno diritto.




Ultimo aggiornamento
18 Marzo 2026, 09:52
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale